Calcio, Covid, Federazione e futuro dello sport dilettantistico: parla il direttore sportivo Andrea Stefani

Andrea Stefani: direttore sportivo dell’Azzurra Due Carrare

Amarezza, scoramento e tanta delusione. Sono questi gli stati d’animo del direttore sportivo Andrea Stefani nel commentare il difficilissimo periodo attraversato dal calcio dilettantistico.
Un mondo paralizzato pressoché da un anno, visto che in tutto il 2020 si sono disputate solo una decina di gare ufficiali.
«Come società abbiamo fatto di tutto per i nostri atleti, rispettando le normative ed evitando accuratamente di prendere rischi inutili – osserva il responsabile dell’area tecnica dell’Azzurra Due Carrare – Dicono che l’allenamento individuale si possa svolgere senza l’uso degli spogliatoi: chi viene da fuori Comune cosa dovrebbe fare? È da un mese che non vediamo fisicamente i nostri ragazzi, dalla prima squadra ai più piccini: con i più grandi abbiamo fatto degli incontri su “Zoom” per cercare di mantenere un minimo di relazione. Tutti ci stiamo sbattendo perché confidiamo in una ripartenza, ma questa dovrà essere in sicurezza! Se ascoltiamo le richieste e le esigenze di tutti, non ne usciamo più. Allo stato attuale, è impensabile pensare che si possa riprendere ai primi di marzo. A fare cosa? Parlo soprattutto degli atleti più grandi: ci sono ragazzi che mettono in discussione il loro lavoro per il calcio dilettantistico. Pensiamo che tra quaranta giorni non ci siano più contagi? Come si può ipotizzare di far ripartire lo sport dilettantistico con un coprifuoco alle 22?».
Il direttore sportivo biancazzurro prosegue la sua disamina con altre minuziose riflessioni.
«Le istituzioni sono state totalmente assenti e hanno lasciato società, presidenti e atleti in totale balìa degli eventi. Ognuno cercava di interpretare al meglio i vari DPCM, senza tuttavia avere delle linee-guida ben precise da seguire. La proposta di ripartire il 7 marzo implica che già tra dieci-quindici giorni bisognerebbe riprendere gli allenamenti regolarmente con contatti, docce e partitelle. A mio parere andiamo a mettere totalmente in crisi un sistema che è già al collasso! Però, ripeto: se bisogna farlo, soprattutto per il bene dei nostri ragazzi, bisogna farlo in sicurezza e non allenarsi di nascosto! Ricordo che le scuole superiori stanno continuando la didattica a distanza, giusto per fare un esempio».
Come valuti, nel caso, l’ipotesi di portare a termine il solo girone di andata?
«L’unica cosa a cui ha pensato la nostra Figc è come terminare la stagione! Abbiamo giocato cinque partite e parliamo di “terminare”? Onestamente concludere solo l’andata è qualcosa di pazzesco: credo sia una penalizzazione ingiusta quella di disputare metà campionato e poi decretare promozioni e retrocessioni. Lo scorso anno nel settore giovanile siamo stati penalizzati proprio per questo, con un campionato sospeso a fine febbraio e con delle successive promozioni stabilite con graduatorie e criteri di merito. Con gli Allievi, ad esempio, non siamo saliti nei regionali pur avendo chiuso la stagione senza nemmeno una sconfitta. Tuttavia, al netto dei risultati sportivi, ci tengo a precisare che ci sono intere categorie di ragazzini che da agosto non hanno ancora fatto una partitina, un incontro, un’opportunità di relazionarsi con i loro coetanei. Questo è il problema più grave. Proposte e soluzioni? Solo i tamponi, le vaccinazioni e il tempo saranno in grado di dare un aiuto alla pandemia».