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Andrea Stefani: «Quando l’evidenza viene ignorata, quando la giustizia sportiva viene meno, chi gioca con passione e sacrificio si sente tradito»

Dopo l’incredibile beffa di domenica pomeriggio, con la prima squadra che è uscita sconfitta dal campo dell’Olympia Padova dopo un clamoroso doppio rigore negato nell’arco di pochi secondi, in casa Azzurra Due Carrare a prendere la parola è il direttore generale Andrea Stefani.
Una riflessione a cuore aperto per esprimere l’amarezza e il senso di profonda frustrazione che hanno lasciato gli episodi dell’altro giorno: episodi ai limiti dell’incredibile, con un fallo da penalty piuttosto netto non ravvisato dall’arbitro e addirittura un giocatore avversario che prende il pallone in mano quasi a fermare il gioco, salvo poi rimetterlo a terra e calciarlo lontano rendendosi conto del mancato intervento del direttore di gara.
«Quella di domenica contro l’Olympia Padova non è stata una semplice sconfittale amare parole di Andrea StefaniÈ stata una partita segnata da un episodio mai visto nei miei oltre quarant’anni passati sui campi da calcio. Una situazione che ha lasciato il segno. Il video è chiaro: un rigore evidente non fischiato, con il loro capitano che prende la palla in mano (quasi a confermare il rigore) e l’arbitro che non interviene. Ma ciò che fa più male non è il risultato: è vedere i nostri ragazzi sentirsi umiliati in campo. Perché quando l’evidenza viene ignorata, quando la giustizia sportiva viene meno, chi gioca con passione e sacrificio si sente tradito. Non abbiamo fatto alcun ricorso: ringrazio la società Olympia Padova per aver ufficializzato e reso pubbliche le immagini. La nostra risposta è un’altra: la maturità dei nostri giocatori, la loro capacità di restare compatti, rispettosi e concentrati anche di fronte ad un torto così evidente. Questo è il vero orgoglio dell’Azzurra. Tuttavia una riflessione è necessaria. Il calcio dilettantistico vive grazie ai giovani, ai loro sogni, alla loro voglia di crescere. E vive grazie alle società, che ogni anno investono risorse vere provenienti dal territorio, da sponsor locali, da persone che credono nello sport. Per questo la FIGC ha una responsabilità enorme: appassionare i ragazzi, non allontanarli. E c’è un punto che va detto con chiarezza: le risorse che la Federazione riceve dalle società devono essere investite in modo corretto. Non si può trattare il calcio dilettantistico come se fosse una S.p.A., con burocrazie, contratti e adempimenti da azienda strutturata mentre le società vivono di volontariato, passione e sacrifici quotidiani. Servono anche arbitri preparati, formati, supportati. Serve tempo, serve attenzione, serve un percorso serio. Perché quando gli errori diventano così pesanti non si compromette solo una partita: si compromette la fiducia dei giovani nel nostro sport. Noi andiamo avanti, più determinati di prima. Con la testa alta, con i nostri valori e con la forza di un gruppo che non si piega. Forza Azzurra! Non mollare!».

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